| |
|
|
LA STORIA
Quella del “Guerin Meschino”, il leggendario cavaliere errante, è la
storia lieve e mesta di un fanciullo di origine principesca di nome
Guerino che, ancora in fasce, fu rapito da una nave corsara e
venduto ad un mercante di Costantinopoli.
A
casa di questo artigiano del ferro il giovane Guerino trascorse
tutta la sua adolescenza mostrando fin da piccolo un’abilità fuori
dal comune nel gioco delle armi. Questa sua capacità fu subito
notata da Alessandro, figlio dell’imperatore di Costantinopoli, che
lo volle al suo servizio. Qui Guerino condusse e vinse diverse
battaglie e giostre individuali acquistando gloria e fama. Si sentì
anche bruciare il cuore per la bella principessa Elissena, figlia
dell’imperatore, ma un giorno questa lo offese accusandolo di essere
un miserabile e così da quel momento tutto l’amore che gli ardeva in
cuore si tramutò in disprezzo e mai si spense. Ottenne una gloriosa
vittoria sui Turchi, salvando così Costantinopoli ma questo non lo
rese felice anzi, era sempre triste e melanconico. Il suo desiderio
più profondo restava sempre quello di conoscere la sua vera patria,
i suoi genitori, il suo nome.
E fu
così che a vent’anni iniziò il suo lungo peregrinare per il mondo
alla ricerca di ciò che cercava. Viaggiò molto, Asia, Africa, India,
visitando anche gli alberi del Sole e della Luna. Ma niente, ovunque
andava chiedeva se ci fossero stati luoghi ove Oracoli potessero
rivelargli quello che tanto ardentemente andava cercando. Quando
sembrava che tutte le speranze si fossero consumate, a Tunisi, il
mago romito Calagabach gli parlò della fata Alcina che viveva in un
regno fatato sui monti del centro Italia. Il Meschino non perse
tempo, e dopo un confuso viaggiare per il Mediterraneo giunse
finalmente a Norcia dove trovò ospitalità presso l’oste Anuello.
Viste le intenzioni del cavaliere tutti lo sconsigliarono di
intraprendere questa avventura, ma egli pieno di coraggio proseguì
nella sua intenzione. Salito alla vetta del monte Sibilla raggiunse
la gran caverna, accese la candela e si inabissò nella spelonca
continuando a recitare preghiere. Lo scenario era triste,
raccapricciante Finalmente giunse davanti alla porta dannata che una
volta aperta rivelò uno scenario completamente cambiato.Tre
damigelle lo condussero da Alcina. Erano le ore dodici del quindici
giugno. Era un mondo pieno di tentazioni ma Guerino riuscì a
resistere ben consapevole del suo scopo. Ma la fata era esplicita,
egli avrebbe saputo la propria origine solo passando per la via del
peccato. Ma il Meschino non peccò. E dopo sette mesi di permanenza e
vanificato ogni tentativo decise di uscire. Dopo di ciò Guerino si
recò a Roma dal Papa a cercare quello che altrove non aveva trovato.
Fu Dio, e non maghi o dèi pagani, che lo condusse in Puglia a
difendere re Guiscardo dai Saraceni. E qui liberati due vecchi
prigionieri scoprì che erano re Milone e la regina Fenisia: i suoi
genitori.
|
|
|
|