“GUERIN
MESCHINO”
Romanzo
cavalleresco scritto da Andrea da Barberino verso il 1410.
Quella
del “Guerin Meschino”, il leggendario cavaliere errante, è la storia lieve
e mesta di un fanciullo di origine principesca di nome Guerino che, ancora in
fasce, fu rapito da una nave corsara e venduto ad un mercante di Costantinopoli.
A casa di
questo artigiano del ferro il giovane Guerino trascorse tutta la sua adolescenza
mostrando fin da piccolo un’abilità fuori dal comune nel gioco delle armi.
Questa sua capacità fu subito notata da Alessandro, figlio dell’imperatore di
Costantinopoli, che lo volle al suo servizio. Qui Guerino condusse e vinse
diverse battaglie e giostre individuali acquistando gloria e fama. Si sentì
anche bruciare il cuore per la bella principessa Elissena, figlia
dell’imperatore, ma un giorno questa lo offese accusandolo di essere un
miserabile e così da quel momento
tutto l’amore che gli ardeva in cuore si tramutò in disprezzo e mai si
spense. Ottenne una gloriosa vittoria sui Turchi, salvando così Costantinopoli
ma questo non lo rese felice anzi, era sempre triste e melanconico. Il suo
desiderio più profondo restava sempre quello di conoscere la sua vera patria, i
suoi genitori, il suo nome.
E fu così
che a vent’anni iniziò il suo lungo peregrinare per il mondo alla ricerca di
ciò che cercava. Viaggiò molto, Asia, Africa, India, visitando anche gli
alberi del Sole e della Luna. Ma niente, ovunque andava chiedeva se ci fossero
stati luoghi ove Oracoli potessero rivelargli quello che tanto ardentemente
andava cercando. Quando sembrava che tutte le speranze si fossero consumate, a
Tunisi, il mago romito Calagabach gli parlò della fata Alcina che viveva in un
regno fatato sui monti del centro Italia. Il Meschino non perse tempo, e dopo un
confuso viaggiare per il Mediterraneo giunse finalmente a Norcia dove trovò
ospitalità presso l’oste Anuello. Viste le intenzioni del cavaliere tutti lo
sconsigliarono di intraprendere questa avventura, ma egli pieno di coraggio
proseguì nella sua intenzione. Salito alla vetta del monte Sibilla raggiunse la
gran caverna, accese la candela e si inabissò nella spelonca continuando a
recitare preghiere. Lo scenario era triste, raccapricciante Finalmente giunse
davanti alla porta dannata che una volta aperta rivelò uno scenario
completamente cambiato.Tre damigelle lo condussero da Alcina. Erano le ore
dodici del quindici giugno. Era un mondo pieno di tentazioni ma Guerino riuscì
a resistere ben consapevole del suo scopo. Ma la fata era esplicita, egli
avrebbe saputo la propria origine solo passando per la via del peccato. Ma il
Meschino non peccò. E dopo sette mesi di permanenza e vanificato ogni tentativo
decise di uscire. Dopo di ciò Guerino si recò a Roma dal Papa a cercare quello
che altrove non aveva trovato. Fu Dio, e non maghi o dèi pagani, che lo
condusse in Puglia a difendere re Guiscardo dai Saraceni. E qui
liberati due vecchi prigionieri scoprì che erano re Milone e la regina
Fenisia: i suoi genitori.
Recensione a cura di
Luca Barchetta